Blockchain Forum 2018 – Milano

Repubblica di San Marino – Blockchain per le Imprese
novembre 2, 2018
Crypto Coinference 2018 – Milano
novembre 11, 2018

7 novembre 2018 – Milano

Prima edizione del Blockchain Forum che si è svolto all’interno del Talent Garden Calabiana.

Il format è stato intenso e senza soluzione di continuità, gli interventi – la maggior parte interessanti – si sono sono succeduti uno dopo l’altro, senza i classici e spesso necessari break, utili per staccare e fare networking.

Di seguito postiamo contenuti, sia scritti che in formato audio,  degli interventi  hai quali abbiamo assistito e che hanno colpito maggiormente la nostra attenzione.

 

 

 

L’importanza di chiamarsi Blockchain

Andrea Calvi, Head of Financial Regulations in Gattai Minoli Agostinelli & Partners, ha sottolineato “non se si deve regolamentare o meno, ma il perchè.
L’approccio che abbiamo notato fino ad oggi è, in ambito infrastrutturale è quello per cui se delle banche utilizzano la blockchain come forma alternativa di scambio di pagamenti, nulla da dire perchè l’infrastruttura in se è neutrale, quello che conta è che i soggetti siano vigilati e che l’oggetto in questione sia già conosciuto, cioè la moneta.
Similmente in futuro potremmo arrivare ad utilizzare la blockchain per lo scambio di titoli, che sono però attualmente centralizzati ed è per questo che al momento è visto come qualcosa di assolutamente futuribile.

Ovviamente se si utilizzasse questa tecnologia per la compra vendita di biglietti per lo stadio nessuno avrebbe da dire perchè c’è poco di finanziario in esso.

C’è molto più fermento a livello nazionale e normativo da parte di vari paesi, per quanto riguarda le criptovalute ed i token, che a volte vengono immedesimati l’uno nell’altro. Ed è qui che ci si deve chiedere se l’approccio sia corretto.

Al momento la corsa è quella di definire nell’ambito di vecchie categorie quelli che sono – per esempio i token –  e limitarsi a determinare se entrino o meno in una di tali categorie e quindi decidere se sono assoggettabili ad uno o un’altra regolamentazione attualmente presente.
Quindi token che sono riferibili come obbligazioni o azioni, token che invece permettono l’elargizione di un servizio, ed a seconda di questa definizione un pò pedissequamente si applica o meno la regolamentazione attuale.

Forse però vale la pena domandarsi a che cosa serve la regolamentazione e di che cosa stiamo effettivamente parlando.
Se è sufficiente considerare che ci sia un fallimento di mercato nell’ambito di emissioni di monete virtuali per imporre una regolamentazione? E qual’è il mercato di riferimento? Normalmente quando si parla di regolamentazione finanziaria si fa riferimento a   ad un  mercato di capitali, ma se noi arrivassimo ad un mondo parallelo in cui si scambia solo moneta virtuale, completamente avulsa dal resto, ci sarebbe necessità della stessa protezione di mercato tradizionale?

Dietro quelle truffe quante persone ci sono e quanto denaro tradizionale è stato perso?

Queste domande sono necessarie per capire qual’è effettivamente la necessità ed il livello di regolamentazione quando facciamo riferimento a blockchain.
Un caso caratteristico di quello che stiamo dicendo viene dagli Stati Uniti in cui una associazione promossa da un gruppo specifico introduce una iniziativa in cui dei token vengono sottoscritti con Ethereum, quindi virtuale contro virtuale.
La Consob dice che un prodotto finanziario richiede un investimento in capitali. Ethereum è capitale?
I token in questo caso permettono di partecipare ad una iniziativa di sviluppo di vari progetti, dove i promotori hanno un loro punto di vista iniziale decisorio, quindi la SEC dice siccome c’è una gestione di terzi , gli altri sono quindi degli investitori siamo quindi in mondo di prodotto finanziario. Ma se invece i token permettessero di creare il proprio prodotto, le proprie iniziative e guadagnarci solo autonomamente, come una rete di agenti commerciali, c’è ancora un promotore o un’investitore?  Possiamo parlare ancora di prodotto finanziario?

Allora la distinzione fra utility token e asset token è insufficiente.

Certo uno potrebbe dire che un investimento in capitale c’è, perchè l’ethereum in qualche modo l’ho comprato. Ma se invece io l’ho prodotto? Non c’è dietro denaro tradizionale. Quindi stiamo parlando di mercato di capitali? Chi dobbiamo proteggere?

La regolamentazione finanziaria  non è semplicemente la trasparenza e la regola di buona fede che vale per qualsiasi transazione che è stabilita dal codice civile. Vuol dire che c’è un’autorità di vigilanza che controlla ciò che viene fatto, c’è una intermediazione professionale, per cui una determinata emissione o scambio viene fatto da soggetti preposti come banche, intermediari finanziario nel mondo tradizionale. E ciò a quale scopo? Che se poi c’è una perdita e l’emittente è di Singapore, me la posso prendere con il collocatore, ad esempio una banca italiana. Questo è un buon motivo per proteggere e regolamentare?  Forse si. O  forse no, se decentralizzo completamente. 

Un documento d’offerta chiaramente ci vuole, se io offro qualcosa devo spiegare cosa offro, ma il fatto che una Consob ci metta sopra uno stampino , mi aggiunge qualcosa? Hanno la competenza per farlo?  Forse si. Forse no.

Ci sono naturalmente degli ambiti in cui, quelli che la teoria economica del diritto chiama esternalità negative, ha un impatto già da oggi e correttamente già da oggi è stato regolamentato, per esempio l’antiriciclaggio.

Notate che il ragionamento che facevo prima non l’ho creato io, tanto è vero che lo stesso legislatore italiano dice ” che i prestatori di servizi di valuta virtuale sono soggetti agli obblighi di antiriciclaggio, solo nell’ambito di conversione in moneta tradizionale”.

Quindi finché io rimango nel mondo virtuale, non è ancora chiaro se stiamo parlando di mercato di capitali, di prodotto finanziario e non solo in base alle descrizioni che attualmente vengono proposte, ma forse andando un po’ oltre come dicevamo prima, cioè  io partecipo ad una iniziativa autonomamente o aderisco alle iniziative di qualcun altro come qualcuno che compra azioni di una società?

 

Quello che abbiamo detto finora riguarda il mercato primario, qualcosa che – secondo il linguaggio tradizionale – viene offerto ad un pubblico indistinto che mette dei capitali per una nuova iniziativa, c’è poi il mercato secondario , nel mondo della finanza il mercato secondario è regolamentato sia che sia a livello di borsa tradizionale, sia che sia uno scambio organizzato.

Ci sono degli scambi organizzati, da alcuni discussi, ma esistenti come Bit4You in Belgio che non sono regolamentati.
Scambiano critpovalute come qualsiasi altra merce, ma non solo, scambiano valuta virtuale contro servizi o prodotti, e il soggetto promotore si pone sia come market maker , quindi come controparte ai vari partecipanti al sistema di scambio, sia semplicemente come gestore di scambi che fanno i soggetti partecipanti. Si possono comprare delle criptovalute e si può disinvestire in ogni momento.

Oggi una Borsa Italia SpA sarebbe in grado di organizzare uno scambio così complesso?  Non ne sono sicuro.

Perchè in Italia si fa fatica ad accettare che una criptovaluta possa essere apportata a capitale di una società, una società che si occupa solo di quello nella vita ed è costretta a ricevere denaro tradizionale o una sedia come capitale sociale? Poco tempo fa una sentenza ha negato la determinabilità di valore di una criptovaluta per cui non è stato possibile apportare a capitale di una srl, come qualsiasi altro bene non moneta tradizionale, e quindi ci si chiede, ma se io voglio scambiare quote di srl contro moneta virtuale non posso farlo, se io voglio scambiare token contro moneta virtuale lo posso fare, e allora concludo, non è che siamo ancora a livello per cui va bene il mondo virtuale se si fa i fatti suoi, il mondo reale se si fa i fatti suoi e la connessione ancora non esiste, diciamo che se regolamentazione finanziaria ci deve essere speriamo che serva a far dialogare i due mondi.”

 

 

L’evoluzione degli investimenti di Settore

Gianluca Dettori, è un personaggio storico della scena tecnologica italiana, ha sostanzialmente percorso in prima persona tutte le fasi più importanti interpretando vari ruoli, dallo startupper antelitteram con una delle quotazioni in Borsa fra le più seguite, fino a diventare uno dei primi investitori italiani in tecnologia.

Abbiamo deciso di pubblicare il file audio perchè essendo un intervento lungo è di più facile fruizione.

Ci teniamo a riportare solo la prima parte del suo intervento:

“Nella mia vita professionale le tre parole chiave sono state Tecnologia, Start Up e Venture  Capital.
Tecnologia nel senso che mi sono occupato dello sviluppo di Internet a partire dal 1994/95 quando è esploso il web e questo mi ha consentito di osservare da un punto di vista privilegiato come quello di Olivetti che a quel tempo era una azienda leader al mondo nella tecnologia, l’avvento della digitalizzazione del pianeta, Poi ho lavorato in un motore di ricerca americano quando ancora Google non esisteva, si chiamava Lycos.

E questa è stata la prima fase della mia vita, che però è stata entusiasmante con lo stesso livello di entusiasmo che in qualche maniera si trova oggi intorno alla blockchain, cioè era nato qualcosa di praticamente nuovo, era chiaro a tutti che avrebbe cambiato la faccia del pianeta, era chiaro a tutti che nessuno aveva la più pallida idea di come questo sarebbe successo effettivamente, ma che le cose che stavano succedendo avrebbero inciso in maniera significativa su tutta la nostra vita….”

 

 

 

Print your money

Roberto Gorini , noi di Blockchain Italia lo abbiamo conosciuto grazie a Il Truffone , il podcast – purtroppo al momento  in stand by – di Francesco Carbone

In questo audio potete ascoltare una breve lezione su che cos’è la Scuola Austriaca di economia che come dice Gorini è alla basa del bitcoin,

E si pone la domanda.

“E’ giusto continuare ad emettere token oppure no? Certo che è giusto.

La blockchain ci porta almeno due rivoluzioni: una è quella di andare a ridisegnare il sistema monetario, perchè le utilizziamo e le utilizzeremo sempre più per scambiarci del valore. Io ho una trentina di collaboratori in giro per il mondo, non ce ne è uno solo che vuole moneta fiat, quindi non vogliono ne euro ne franchi svizzeri, vogliono bitcoin o ethereum. A fine mese io mando criptovaluta e li pago e siamo tutti contenti. 

Questo che cosa significa? Noi siamo una nicchia di mercato, una piccola parte della società, ma prima o poi la società cominciare ad utilizzare criptovalute per scambiare valore […]”